aprile 25, 2019     |
Le nostre avventure: Firenze 26/11

FIRENZE, 26 NOVEMBRE 2006


“Alle 8,15 avrà inizio l’operazione Florence”:

Il messaggio di Emilio dava inizio alla spedizione di questa Armata Brancaleone della Maratona.

La terza generazione di maratoneti del condominio di via D’Azeglio (una delle case con più alta densità di maratoneti in Italia) dopo mesi di preparazione psico-fisica, è pronta alla partenza per l’obiettivo prescelto. Un giovane talento emergente, supportato da uno staff tecnico di primo piano (anzi di terzo piano), sentiva crescere in sé l’emozione di essere arrivato finalmente alla vigilia di un avvenimento di cui aveva voluto fortemente essere protagonista.

La preparazione di Cristian è stata meticolosa, le tabelle di allenamento rispettate, e il mix tra l’istinto del neofita, l’esperienza recente di Emilio e quella un po’ più stantia ed ammuffita di Gianni, la pazienza di Ilaria, e Oriana e Lorella a completare il “team”, l’organizzazione logistica (storica l’ultima sera, sembrava una riunione clandestina di carbonari con tanto di mappa e tabelle dei passaggi), ci facevano ben sperare, perché, come si dice in queste situazioni, “nulla era stato lasciato al caso”.

Parte la Carovana dell’Alleluja: per fortuna il viaggio sino al primo “piss-stop” dopo Bologna è tranquillo; nell’Autogrill troviamo molti maratoneti del nord che stanno andando anche loro a Firenze; è una calata (o una risalita, per chi viene da sud) di un’orda colorata e appassionata, che vuole conquistare un giorno di gloria in una delle città più belle del mondo: tutti vogliono “sciacquare i propri panni in Arno” e già qui entriamo nel clima della manifestazione, le scariche emotive cominciano a farsi sentire, le paure che qualche granello di sabbia possa entrare nel meccanismo preparato con cura si sentono impalpabili, ma non se ne parla per evitare di portare sf…..ortuna.

Si riparte e sull’Appennino c’è traffico e piove, cielo plumbeo, ma dopo il Mugello il tempo migliora, e verso mezzogiorno arriviamo a Firenze: già il solo vedere le colline intorno, con i colori dell’autunno, ci conferma che abbiamo fatto bene a venire qui, almeno sarà un bel week-end in compagnia, in buona compagnia, anche se lo scopo è il “battesimo” del nostro figlio putativo nel misterioso mondo della Maratona.

Andiamo subito al Centro Maratona, presso lo stadio di atletica, e passiamo sotto quello che ci appare come un arco trionfale, lo striscione d’ingresso al Centro. In mezzo a tanta gente come noi, atleti, mogli, figli, genitori, ex-atleti importanti (Gianni Poli, Marco Marchei e chissà quanti altri), passando tra i vari stand di altre maratone e manifestazioni, ci rendiamo conto di quale business giri intorno al mondo del podismo e dello sport amatoriale: per gli stakanovisti del podismo, ad avere soldi e tempo, ogni domenica c’è una maratona in Italia, in Europa, nel Mondo….ah girare il mondo vedendo città e luoghi correndo……incontrare persone di altre città e di altre culture, come ci arricchirebbe: apprenderemmo qualcosa da tutti ed a tutti potremmo dare qualcosa, penso che questa sia o debba essere la ricchezza dell’uomo….in pace.

Vabbè, ora ci è anche venuta fame ed il menu del maratoneta prevede: riso in bianco con olio e parmigiano, verdure cotte, mela. Ritiro del pacco gara e del pettorale: Cristian mi sembra un bimbo al primo giorno di scuola accompagnato dai genitori, si capisce che è emozionato, è un misto di stupore, paura, insicurezza, è teso; questi momenti sono come quelli degli ultimi giorni prima del matrimonio, quanto temi che qualcosa possa andare storto; ovviamente con le debite proporzioni, qui è comunque un divertimento, anche se fatto seriamente, mentre il matrimonio …beh è un’altra cosa……

“Espletate le formalità di rito”, così si dice in questi casi, risaliamo in auto per andare in albergo,

Park Hotel Diana, adiacente alla chiesa della Madonna della Tosse (speriamo di dormire stanotte…), dove lasciamo i bagagli nelle camere (che casualità, camere 52, 55, 57 i numeri degli anni dei vecchi Oriana e Gianni) e dopo un breve riposino, partiamo alla volta del centro.

Da lontano vediamo il campanile di Giotto, là in fondo a via Lamarmora, ci fermiamo in piazza San Marco a chiedere informazioni sui mezzi pubblici della mattina seguente e scopriamo che molti mezzi sono stati soppressi a causa della maratona e quindi non siamo sicuri di come arrivare dall’albergo alla partenza. Arriviamo al Duomo, c’è un mare di folla e, tra i turisti normali, si distinguono i maratoneti che cominciano ad “assaggiare” la pavimentazione delle strade che percorreranno l’indomani.

Andiamo in piazza della Signoria, entriamo nel primo cortile di Palazzo Vecchio, costeggiamo gli Uffizi, ci scambiamo una foto con una coppia di ragazzi spagnoli, arriviamo sul lungarno e lì ammiriamo il Ponte Vecchio illuminato da luci di diverso colore: l’effetto è stupendo, tutti si accalcano sul parapetto del lungarno per le classiche foto romantiche: ci gustiamo questa vista e questi momenti; pur in mezzo a tanta gente, si respira qualcosa che ti fa sentire isolato da tutto il resto del mondo e dalla calca che c’è intorno a noi e quello che abbiamo intorno è soltanto arte e storia e …..qualcosa che non sappiamo cosa sia, ma che sentiamo intorno e dentro di noi…... “nell’Arno d’argento si specchia il firmamento”…

Transitiamo sul Ponte Vecchio: c’è da lustrarsi gli occhi per le oreficerie e c’è qualcuno, anzi qualcuna, che vorrebbe fare la spesa in questo “outlet” dell’oro.

Cristian comincia ad essere un po’ stanco: uno come Lui non può resistere a queste basse velocità e le gambe gli stanno cominciando a dire che sarebbe ora di aumentare il passo.

Durante la passeggiata (strano presagio), Cristian ci chiede come mai Abebe Bikila corse la maratona delle Olimpiadi di Roma senza scarpe (meno male che non gli abbiamo risposto, scherzando: “perché se le era dimenticate a casa !!!”).

Proseguiamo sino a Palazzo Pitti, per ritornare poi sui nostri passi ed arriviamo sino a San Lorenzo ed ai mercatini delle Cappelle Medicee, ma ora siamo stanchi tutti ed abbiamo anche fame, anche se sono solo le 19,00.

Arriviamo alla trattoria I’Toscano (proprio così, alla fiorentina, con l’articolo tronco) e lì, alèèèè, altro che menu del maratoneta: crostini toscani, scamorza cotta, finocchiona, pecorino, pasta e fagioli, ribollita, pasta alla chitarra con ragù, lampredotto con le bietole, tagliata con rucola e un fiasco di Chianti (ne concediamo un paio di bicchieri a Cristian, è un po’ meglio del Gatorade e fà più sangue); come dolce, maremma maiala, cosa meglio di cantuccini con Vin Santo ? Ora siamo un po’ più allegri, ma dobbiamo tornare in albergo per la notte……

Decidiamo di finire la serata con l’ultima riunione strategica nella hall dell’albergo, per ripassare il programma, il percorso, gli incontri con Cristian e ci lasciamo dandoci appuntamento per le 6,45 per la colazione del maratoneta ….. almeno così pensiamo….

Ah che bello, ora una bella dormita (anche se sappiamo, noi dello staff, che, chi più chi meno, non dormiremo molto: Cristian per la tensione della “notte prima degli esami”, Gianni per il Chianti ed il lampredotto, ed Emilio per……boh).

Ore 23,15, sto entrando sotto la doccia quando Oriana sente bussare alla porta della nostra camera; mi metto un asciugamano addosso ed apro: davanti a me non avevo due persone, ma due cenci pallidi e Cristian, quasi piangendo mi dice:”Ho dimenticato le scarpe a casa…”

Ma come, tutto preparato, tutto a posto, la borsa preparata da giorni, e la cosa più importante non c’è !!!

Ma come prendersela con Cristian: è già abbastanza mortificato.

Che numero hai di piede? In macchina ho le mie New Balance 43 e mezzo, “forse vanno bene, andiamo a provarle”.

“Ad Emilio è meglio non dire niente, lasciamolo riposare”.

Mi rivesto e con Cristian ed Ilaria andiamo al parcheggio dove Cristian “testa” le scarpe che, tra l’altro, cominciano già ad essere un po’ consumate sui talloni esterni, da cui si sta staccando anche un pezzo del rinforzo, che tagliamo subito per evitare che dia problemi: il “test” di prova è una corsetta di 20 metri nel parcheggio e Cristian dice “Vanno bene…”, d’altronde alternative non ce ne sono, tranne quella di chiedere domattina a colazione un paio di scarpe agli altri maratoneti…..

Torniamo alle camere e si va a dormire, sperando che soprattutto Cristian si riposi e non pensi troppo alle scarpe. Nella sua stanza, l’ignaro Emilio…….

IL “ D “ DAY - IL GIORNO DELLO SBARCO
26 NOVEMBRE 2006 D.C.


La notte non è stata totalmente tranquilla: le camere davano sulla strada, e per tutta la notte sono passate auto, speriamo che almeno Cristian non le abbia sentite.

Sveglia ore 6,30, presenti alla colazione ore 6,45 (Oriana dice che non mi ha mai visto così rapido e puntuale alla sveglia): guardo ai piedi di Cristian, ci guardiamo negli occhi senza dire nulla, Emilio è gasato e sembra che la maratona debba farla lui, Cristian fa una colazione leggera, ma abbastanza abbondante per non appesantirsi comunque ed avere un po’ di riserva; conosciamo un podista di Roma, che ha già diverse maratone al suo attivo e vorrebbe fare 3h10’: decidiamo di andare insieme alla partenza, cercando magari un taxi, che però non si trova ed allora usciamo per andare alla fermata dell’autobus più vicino, che si trova in via Leonardo da Vinci e facciamo conoscenza con un podista di Ginevra, ed un ragazzo di Piacenza, anzi (com’è piccolo il mondo) di Gossolengo, e si parla dell’Osteria della Pergola e del gnocco fritto….

Ma nel frattempo, le nostre “marathon girls”, cosa stanno facendo ? Abbiamo dovuto lasciare sulle loro spalle il peso delle masserizie da recuperare e da portare alle macchine: per fortuna hanno fatto una bella colazione e dovremo ricongiungerci al ponte San Niccolò, al 13 km.

Facciamo un passo indietro e ritorniamo alla fermata di via Leonardo da Vinci: sempre senza farci accorgere da Emilio, chiedo a Cristian come vanno le scarpe: dice che sono un po’ strette, gli consiglio di non allacciarle troppo per ora, in modo che il piede si abitui un po’; mi sento come un donatore di organi, non si potrà dire che un pezzo di maratona non l’abbia fatta anch’io….anche se tramite una “appendice” esterna, ma pur sempre mia….

Arriva l’autobus che ci lascia proprio sul Lungarno della Zecca Vecchia: una marea di maratoneti, sono circa 7500 iscritti, tutti pronti alla grande sfida con sé stessi. Saliamo sul pulmann navetta che porta alla partenza (Emilio ed io siamo ”abusivi”, solo Cristian potrebbe salirci, ma in qualità di maratoneti ad honorem e staff tecnico personale del nostro allievo, non possiamo lasciarlo solo e quindi saliamo anche noi).

Piazza Michelangiolo è uno spettacolo: maratoneti di tutti i tipi e di tante nazionalità; riconosciamo americani, francesi, svizzeri, austriaci, inglesi, tedeschi, spagnoli, anche dell’est europeo, un mare di gente che saltella, fa stretching, corricchia, coperti dalle pettorine viola che servono da protezione per il vento ed il freddo, anche se la giornata si sta aprendo ed il sole comincia a scaldarci.

Dall’alto del piazzale vediamo Firenze e l’Arno: “ Firenze è come un albero fiorito, che in piazza dei Signori ha tronco e fronde, ma le radici forze nuove apportano, dalle convalli limpide e feconde…….l’Arno, prima di correre alla foce, canta baciando Piazza Santa Croce… ”; vediamo Ponte Vecchio, il Duomo con il campanile di Giotto, Palazzo della Signoria, Santa Croce davanti a noi, le ville sulle colline, con il sole che illumina i colori autunnali….

Tutto è uno spettacolo…....tra noi tre sentiamo qualcosa di impalpabile che nessuno sa spiegare, qualcosa che unisce chi sta per affrontare un evento così (Cristian), e chi lo ha già provato (Emilio e Gianni); continuo a guardare le scarpe di Cristian ed ogni tanto gli chiedo come vanno, speriamo non gli diano problemi e che finisca bene la maratona.

Siamo tutti e tre commossi e anche se solo Cristian deve correre, lui sa che correrà con 6 gambe e con 3 teste: non che sia diventato come Cerbero, ma sa che saremo con lui dall’inizio alla fine.

Il nostro allievo tradisce l’emozione del momento, salivazione azzerata, sguardo assorto, ma, soprattutto, gli scappa la pipì: davanti ai gabinetti “volanti” dell’organizzazione ci sono code tipo supermercato alla vigilia di Natale, da farsela addosso prima di entrare; quindi opta per gli spazi aperti offertigli dalla città.

Ma non è il solo: dall’alto del parapetto vediamo molti maratoneti che salgono a piedi, e becchiamo anche qualcuno che fà la pipì vicino ai cespugli e glielo gridiamo.

Ora dobbiamo lasciare Cristian al suo destino: entra nell’ultima gabbia prevista, anche se, passo dopo passo, riesce ad intrufolarsi tra quelli più avanti ed allo sparo di partenza è praticamente quasi a metà del gruppone.

Con Emilio ci dividiamo: Lui va allo striscione di partenza, io affianco Cristian mentre il serpentone dei maratoneti comincia a muoversi.

Sincronizziamo gli orologi: Emilio (che ha le tabelle dei passaggi in testa) fa partire il cronometro, mentre io calcolerò il tempo “lordo” dalla partenza per arrivare in tempo nei punti di incontro previsti.

ORE 09.06 partenza !
Cristian comincia la sua avventura (fermandosi poco dopo la partenza per un’altra pipì…..da emozione), mentre Emilio ed io scendiamo per trovarci con le “marathon girls” che ci aspettano al km. 13 al ponte San Niccolò: le raggiungiamo e vediamo insieme il passaggio del gruppetto dei primi che ha già un buon vantaggio sugli altri che mano mano vediamo transitare.

Ci sembra di riconoscerci in quelli che corrono, nelle loro facce, nella loro fatica, nei loro passi, e li invidiamo……aspettiamo il passaggio di Cristian, Emilio spera che abbia seguito i suoi consigli per il ritmo da tenere e non “scoppiare”, mentre Ilaria, Oriana ed io (gli unici a conoscere il “segreto”) speriamo solo che non gli facciano male i piedi, e Lorella vaga.

Passaggio di Cristian, che sembra volare nella discesa dal ponte e saetta in perfetta media della tabella di Emilio: ci fa segno che le scarpe vanno bene, ed Ilaria tira un sospirone di sollievo, io urlo per incitare e per scaricare il nervosismo dell’attesa.

Prossimo appuntamento in piazza L.B.Alberti, al 18km e mezzo: ci incamminiamo velocemente perché Cristian dovrebbe arrivarci dopo una mezz’oretta.

Passiamo dal ristoro del 25mo km. e ci offrono da mangiare e da bere, però non ne approfittiamo, anche se chiediamo alle signore se hanno i cantuccini col vin santo……

Siamo abbastanza “gasati” perché Cristian ci aveva detto che le scarpe erano ok, siamo ottimisti in mezzo a tanta gente che è lì come noi: oltre a italiani di diverse regioni, sentiamo parlare inglese, francese, spagnolo…Emilio va incontro ai maratoneti verso il cartello del 18mo km, mente noi quattro lo aspettiamo in piazza, ma quando arriva ci dice che ha le vesciche……Ilaria quasi piange,

Oriana e io sentiamo dentro di noi sconforto, anche perché non possiamo dirlo a Emilio e Lorella.

Però il tempo di passaggio è buono, è come da tabella “emilifera” ed il nostro trainer fa le sue proiezioni del tempo finale con la calcolatrice del cellulare: ci guardiamo in tre, e non possiamo dire come vorremmo “altro che fare tabelle, qui rischiamo di non arrivare alla fine !!”.

Ci incamminiamo verso il nuovo punto di incontro stabilito (al 28km e mezzo in piazza della Repubblica, in pieno centro), prendo sottobraccio Ilaria e, tra di noi, speriamo che Cristian si fermi ad un punto di pronto soccorso per farsi medicare le vesciche: meglio perdere qualche minuto ma arrivare alla fine….speriamo in bene, sarebbe un peccato, Cristian ha preparato tutto bene (beh, quasi tutto…..) anche Ilaria soffre per lui. Ci fermiamo in un bar per un caffè ed un piss-stop, ed andiamo avanti più in fretta possibile, compatibilmente con il ritmo che può tenere tutto il gruppo. Attraversiamo tutto il centro per arrivare in piazza della Repubblica dove c’è una marea di gente, non solo per la maratona. Noi tre siamo tesi perché non sappiamo come arriverà Cristian.

Emilio fende la folla e rischiamo di perdere Lorella; ci appostiamo scaglionati lungo le transenne e vediamo passare decine di maratoneti, e cresce dentro di noi l’invidia e l’ammirazione per loro.

Emilio chiede ad una donna del servizio d’ordine se sono già passati i pace-maker delle 3h45’ e questa gli dice di sì…panico totale ! Cristian è già passato ! Ma il nostro trainer non ci crede e rifà i conti: no, non può essere passato; infatti non si sbaglia: Cristian arriva e ci prende quasi in contropiede, non riesco a fargli una foto, ma la cosa più importante è che riesce a prendere la borraccia con l’energetico che gli passiamo e dice ad Ilaria che ora va tutto bene.

Ilaria scarica la tensione e piange, Oriana l’abbraccia, Emilio è gasato, speriamo in bene, ora dovremo vederci tra Ponte Vecchio e piazza della Signoria, più o meno al 39mo km.

Cristian deve affrontare ora la parte più dura, anche psicologicamente: gli abbiamo fatto una testa così (che la maratona inizia al 30mo km, che da quel momento il corpo consuma sé stesso ecc.) e, oltre al problema delle scarpe, che Emilio non sa, come se non bastasse deve affrontare i lunghi rettilinei in andata e al ritorno del parco delle Cascine e un bel pezzo di lungarno.

Arriviamo in piazza: fa caldo, sembra ci siano quasi 20 gradi, siamo contro sole e diventiamo rossi; battiamo le mani e ci sgoliamo per incitare tutti quelli che passano, ora più sgranati, ma il passaggio è continuo, alcuni hanno la faccia stravolta dalla fatica, una fatica che conosciamo e fa aumentare il nostro incitamento, quasi non ho più voce e le mani mi fanno male.

Ilaria nota che le facce di molti sembrano quasi deformate dalla fatica e le confermiamo che è proprio così: infatti quello che sta passando in quel momento, alla partenza aveva 25 anni, ora ne dimostra almeno 50…., ma è uno spettacolo vedere gente come noi, normale, che sta compiendo questa impresa, siamo con loro, e loro corrono anche per noi.

Speriamo nel passaggio di Cristian, soprattutto che stia bene e tenga duro, a quel punto si va avanti a forza d’inerzia, con tutto quello che non si ha più dentro: arriva, ha la faccia stravolta sempre di più, ma corre; dentro di me, lo ammiro e lo giudico grande, perché sta reagendo con orgoglio e coraggio all’inconveniente delle scarpe. Il nostro trainer considera il tempo ottimo, come previsto, - più o meno, magari sperava in qualche minutino in meno, però va bene così, qui è arrivato ed ora quello che manca al traguardo lo si strappa con le unghie e con i denti.

Lo rivediamo al passaggio dietro a Palazzo Vecchio, lo incitiamo, lui non ci vede nemmeno, anche se ci farfuglia qualcosa, ma ormai è finita, ed andiamo in piazza Santa Croce all’arrivo, dove vediamo arrivare tanti maratoneti bene, altri molto meno bene, qualcuno sta anche male, uno arriva con le scarpe in mano, alla fine eccolo: transita sotto il traguardo ed il cronometro sopra di lui indica 3h45’ e rotti anche se il suo tempo effettivo è di 3h43’!

Siamo tutti lì con lui, ha corso anche per noi e noi abbiamo corso con lui: si siede per terra per riprendersi un po’, gli togliamo le scarpe ed a quel punto sveliamo tutto ad Emilio che si accorge delle scarpe, anche se aveva già avuto dei dubbi perché non gli sembravano quelle nuove di Cristian: lo abbraccia ed una volta di più, anche se siamo in mezzo a tanta gente, sentiamo che c’è qualcosa che non ci sappiamo spiegare, ma che ci unisce.

Ha la medaglia al collo, l’ha conquistata e non la molla più, capisco quello che sta provando e la cosa più bella per lui penso che sia quella di avere vicino Ilaria ed intorno gli amici che lo stanno invidiando ed ammirando: non penso di dire sciocchezze, ero commosso allora e lo sono anche ora mentre scrivo, credo che Emilio mi capisca. Mangia qualcosa, beve, ora piano piano deve riprendersi per ritornare sulla terra, dalla dimensione in cui ha vissuto in tutto questo periodo.

Devo dire che tutte queste emozioni ci hanno fatto venire un po’ di fame, però dobbiamo rientrare in albergo dove lo aspetta una doccia per rimettersi un po’ in sesto prima di ripartire.

Insieme ad altri maratoneti cerchiamo di portarci verso una fermata di autobus per tornare all’albergo, ma non ne vediamo passare: cosa c’è di meglio allora che andarci a piedi? Tanto Cristian ne ha già fatti 42 (e centonovantacinque metri), tre o quattro chilometri in più cosa saranno? In effetti non appena riprende a camminare fa un po’ di fatica, logicamente ha le gambe un po’ legnose, le scarpe purtroppo non possono non avergli dato fastidio, ma, man mano che proseguiamo, sta sempre meglio, anche se stanco, e le gambe riprendono un po’ di tono….forse sono più stanche le nostre.

Ci godiamo questa “passeggiata”, parliamo della maratona, ma non solo, ci coccoliamo il nostro allievo, che scarica, camminando, la tensione accumulata correndo….sembra assurdo per chi non corre, quasi incomprensibile, ma è così; dentro ha ancora tanto da dare, ma soprattutto, ha un grande vuoto…..allo stomaco … è fame, però prima è meglio che faccia una bella doccia.

Arriviamo in albergo dove Cristian si rinfresca e si riprende un po’ e noi prepariamo le auto per il ritorno a casa: ci facciamo spiegare il percorso per raggiungere l’autostrada e, naturalmente, guidando io la carovana, sbaglio strada e mi ritrovo a fare un giro turistico per Firenze, prima di ritrovare le indicazioni che ci portano in autostrada, dove, prima di ripartire definitivamente, ci fermiamo per mangiare qualcosa; sono quasi le 16,00, ma una pizza ed un’insalata ci stanno bene (non è che ci sia molto altro, ma va bene lo stesso). Cristian ostenta la sua medaglia e penso che, dalla fame che ha, riuscirebbe a mangiare anche quella.

Nell’autogrill troviamo una famiglia di maratoneti emiliani: padre e figlio, hanno impiegato 5 ore, e confermano che non è tanto importante l’agonismo, quanto la volontà di mettersi alla prova con qualcosa che ti sembra superiore alle tue normali forze, per superare quel limite che tutti abbiamo nella testa, ma che, ogni tanto, è gratificante cercare di superare per provare sensazioni interiori difficili da far comprendere a chi non ha questa sensibilità. Anche questo per me, fa parte, visto che siamo nella sua città, del concetto dantesco “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute et canoscenza”.

Ci sistemiamo e si parte per tornare a casa…

“Addio Firenze, addio cielo divino…..”: magari è solo un arrivederci, lo speriamo, maratona o non maratona, perché Firenze è sempre da godere e da gustare davvero con tutti i cinque sensi, è una città dove non puoi non sentirti avvolto da una atmosfera magica, arte, storia, cultura, gente diversa, ad ogni passo c’è qualcosa che racconta una storia, che racconta la storia; ma sta sempre a noi, quando viaggiamo, guardare con occhi interessati per cercare di cogliere tutto quanto il mondo ci offre.

Eh sì, è stato proprio un bel sogno, una bella avventura, un’esperienza per tutti, per chi ha partecipato in prima persona all’avvenimento sportivo, e per chi lo ha vissuto dal di fuori, anche se eravamo tutti coinvolti emotivamente.

Grazie amici, sarebbe bello che ci fossero altre esperienze come questa, insieme, ed anche se tutti abbiamo voglia di tornare a casa, abbiamo già nella testa l’idea di ripartire per un’altra avventura, chissà quando e dove e di che tipo (un’altra maratona, una corsa speciale, un trekking in montagna ? Chi lo sa); di certo sto provando quella sensazione ben spiegata da una frase di Reinhold Messner che ho letto nel suo museo della Montagna di Castel Firmiamo che più o meno diceva questo: soffro della dicotomia dell’uomo romantico, che ama la propria casa, ma vuole andare per il mondo perché sente un richiamo per la conoscenza di altri luoghi, e quando li raggiunge lo riprende nostalgia di casa, in una continua ricerca di sé stesso nel fatto stesso di viaggiare e di muoversi.

Ehi… non vi siete ancora addormentati ? Meno male: è vero che sono stato un po’ prolisso (e questo me lo dicono tutti), però mica sono uno scrittore che può esprimere con poche parole sentimenti o stati d’animo, e descrivere un avvenimento di cotale importanza per noi in quattro righe.

Vorrei ringraziavi tutti per la bella atmosfera che avete saputo creare e spero ci possano essere tanti altri momenti come questi, tutti insieme…..cerchiamo di farlo davvero, ragazzi, queste sono cose bellissime, che rimangono e nessuno ce le potrà portare via.

Un abbraccio a tutti. Gianni QDR 

(*) Ma le altre eroine della giornata, le scarpe, che fine hanno fatto ? Le ho lasciate nel box come me le ha consegnate Cristian il 26 novembre, non le ho lavate, le ho lasciate lì, mi sembrava indelicato usarle ancora anch’io … poi, per la prima volta, le ho indossate il 1 gennaio 2007 correndo con Oriana … e volavo … avevano ancora dentro l’effetto “Maratona Cristian”.

Post scriptum: ripensandoci, ora ho capito tante cose,

perché noi siamo …QUELLI DI ROZZANO ! “… Ci temono …”



LA MIA PRIMA MARATONA


Come iniziare: con il tuo racconto hai già detto tutto quello che c’era da dire; io vorrei solo scrivere le emozioni che ho provato nella mia, anzi nella nostra maratona.

Entriamo nel pullman e già sentiamo che l’aria è diversa, è l’aria che respira chi vuole conoscere il suo limite.

In quest’istante cado in una specie di trance (che finirà solo davanti alla pizza).

Eccoci in piazza Michelangelo, dopo il primo “piss-stop” sono pronto a partire ma sulla linea di partenza mi accorgo che mi riscappa; sulla destra c’è una schiera di piscioni, ma l’urlo di Gianni VAI !!! fa iniziare a muovere le gambe, dopo un minuto mi accorgo che così non arrivo alla fine … secondo “piss-stop” …

Dal primo al quinto Km c’è un’atmosfera surreale; ai lati della strada non ci sono persone ma tanti alberi, così fitti che quasi non si vede il cielo. Tanta gente con la nostra stessa passione: LA CORSA.

Il silenzio è rotto da un applauso spontaneo, indirizzato ad un ragazzo disabile che partecipa con le stampelle.

Partono dei cori da stadio tra cui un po poropopoo.

Eccoci al quinto Km.: si iniziano a vedere le prime persone ai lati della strada, tra i marine, quelli vestiti tutti uguali con le loro maglie viola tutti impettiti, iniziano ad esserci i primi affaticati.

Dal decimo al quindicesimo ci sono tre eventi che ricordo bene: il passaggio sul ponte con la musica dei carabinieri, il primo check con voi che mi ha dato un po’ di coraggio e molte borracce nascoste ovunque.

Ecco il ristoro del 15°, l’inesperienza sui percorsi così lunghi mi porta ad ignorarlo anche perchè la colazione è stata, come l’ha definita Gianni, abbondante ma leggera.

Sicuramente, uno dei ricordi più belli di questa esperienza è stato quello di una bambina che correva incontro al suo papà con un cartello con su scritto “SEI IL PAPÀ PIÙ FORTE DEL MONDO”.

Intorno al 17° c’era un ristoro (de no artri) uno di quelli organizzati da un gruppo podistico della zona, e lì il tapascione che c’è in me si è sentito un po’ a casa, proprio lì ho scambiato due battute con i due di Roma, che poi sono diventati i miei compagni di viaggio sino alla fine.

Al 18° l’entusiasmo di Emilio per il rispetto dei tempi,è stata energia pura per la mente, mi ha fatto distogliere i pensieri dai polpacci che iniziavano ad indurirsi.

Ma a farmi risvegliare è stato il cavalcavia del 25°, un bello strappo che alcuni dicono che serve a rompere il ritmo; a me ha solamente rotto … i piedi, cosa avevate capito?

Subito dopo c’è stato l’ingresso nel parco delle cascine e l’incontro con quel signore che correva senza scarpe; la mia considerazione è stata: “almeno io un amico che me le ha prestate c’è l’ho! se ce la fa lui, io gli ultimi 12 km me li sbrano” … anche se avevo i piedi cotti e le fitte al costato.

Intorno al ristoro del 30° km, un po’ di confusione causata dal poco cibo, dalla strada stretta e da alcuni che si bloccavano in mezzo alla strada per crisi.

Bene, ora inizia la Maratona, ma la cosa non tanto simpatica è che la parte più dura equivale al lungo e monotono rettilineo verso il centro città.

Al 38° quando vi ho incontrato, vi ho detto ”non ce la faccio” ma dopo ho cercato di reagire peccato che, al 39°, sopra l’imbocco del tunnel c’era S. Pietro con le chiavi che avrebbero aperto la porta del km 42.195; dentro quel tunnel ho avvertito sensazioni mai provate prima, una distorsione dei sensi, passando vicino a un ristorante il profumo del cibo mi dava fastidio e mi provocava la nausea, le persone che urlavano mi infastidivano, anche il tatto mi aveva abbandonato; ho provato a prendere una pastiglia di Enervit ma mi è scivolata dalle mani senza neanche accorgermene, sentivo le gambe anestetizzate, provavo a massaggiarle per avere una reazione, ma niente.

Emilio dice che ci siamo rincontrati al 40° ma io non ricordo niente, verso il 41° c’è stata l’uscita dal tunnel, che è stata causata dall’inizio del pianto di Daria (la ragazza di Roma) che è terminato solo all’arrivo.

Gli ultimi 195 metri li ho fatti ripensando a tutti gli sforzi che ho dovuto fare per arrivare fino lì; gli allenamenti a qualsiasi ora, anche quando ero stanco o non ne avevo voglia, l’ossessione di correre anche in viaggio di nozze per non perdere troppi allenamenti, le 30 km in solitaria, ecc. …

Bene, ora è arrivato il momento dei ringraziamenti:

Grazie a Ilaria perché hai sopportato tutte le mie paturnie per questa maratona, per aver accettato anche le prossime, e per essermi stata vicino nei momenti duri.

Grazie a Emilio per i consigli e perché hai sempre cercato di tenere il mio ritmo durante le uscite domenicali anche se per te a volte andavo un po’ troppo forte.

Grazie a Gianni per il supporto morale, per i consigli tecnici ma soprattutto per le SCARPE!!!!!!

Ed in fine grazie a tutti i componenti dell’operazione Florence, per aver corso da una parte all’altra della città per incontrarmi

GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE

Ciao a tutti Cristian QDR 



… e per concludere
Siamo arrivati alla fine del racconto di questa meravigliosa esperienza e dopo aver apprezzato tutto il racconto descritto con tanta passione dal nostro poeta e le sensazioni del protagonista come non potrei aggiungere due parole.

Per me questa è stata una grande esperienza che ricorderò sempre, come se la corsa l’avessi fatta anch’io: dagli allenamenti svolti quasi sempre insieme e alla preparazione della corsa nei minimi dettagli fino al magone di quella mattina in piazza Michelangelo per non essere uno dei 7.500. Sì posso dire che dopo le mie due partecipazioni come atleta alla maratona, avere fatto da accompagnatore mi ha dato comunque tanta soddisfazione, emozione e gioia.

Nelle mie due esperienze di Milano aver avuto un supporto tecnico-logistico e soprattutto di amicizia da parte di Gianni mi ha aiutato e caricato molto e quindi sono contento di aver lanciato l’idea all’inizio di settembre di accompagnare tutti insieme Cristian alla sua grande “prima” lontano da casa.

La sua corsa è stata anche la nostra corsa: i chilometri percorsi insieme con Gianni e Cristian nelle garette dei “tapascioni”, a volte difficili e in situazioni climatiche di ogni genere, i sacrifici della sveglia alle sei e mezzo della domenica mattina, la corsetta nel giorno del matrimonio giusto per non perdere il vizio, la costanza delle corse alla sera dopo una giornata lavorativa sono convinto che alla fine ti ripagano in tante maniere anche sei non sei il corridore della maratona.

Alla fine della maratona ho abbracciato Cristian e dopo aver saputo del mistero delle scarpe mi ricordo con molto piacere di avergli detto: “Sei andato molto bene, allora bravo, bravo due volte !!!”.

Ricorderò sempre questi due giorni a Firenze per l’amicizia che ci ha legato e spero che tutti noi potremo rivivere altri momenti emozionanti come questo.

Grazie a tutti per la vostra amicizia: Gianni, Oriana, Cristian, Ilaria e Lorella.

Ciao, Emilio QDR 



Operazione Florence – 26 novembre 2006 - Quelli di Rozzano

 

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