giugno 19, 2021     |
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SENTIERO DEGLI DEI

 

Il treno che mi riporta a casa impiega un'ora a percorrere il tratto su cui ho camminato per sei giorni, attraversa in un tunnel le montagne di cui mi sono riempita piedi e occhi. È comodissimo, il treno. Ma salta i passaggi. Il tempo di finire questo post e sarò catapultata nella frenesia di Milano.

Sono partita sentendo l'inflessione bolognese degli anziani sotto i portici la domenica mattina. Mi sono allontanata piano piano dall'asfalto, dalle strade, dal rumore delle macchine, dalle voci della gente. Ma anche dalla necessità di avere delle scarpe pulite ai piedi, i capelli pettinati, un filo di mascara, le ultime notizie, un caffè ogni tre ore. Ad ogni tappa cambiava il paesaggio, ma gradualmente. Così come gradualmente cambiava il dialetto, il profumo del bosco, quello che raccoglievo per terra e quello che trovavo nel piatto la sera. La fatica fa cadere un sacco di pretese: ogni letto in cui ho dormito era comodissimo, ogni doccia una benedizione, ogni cibo delizioso, ogni punto d'arrivo il luogo più bello del mondo. Ho bisogno di questo tipo di esperienza, di tanto in tanto, per scrollarmi di dosso quello che credo di essere e quello che gli altri si aspettano da me, per ritrovare quella che sono davvero. Non ho capito perché sia necessario farsi venire le vesciche ai piedi, sprofondare nel fango o arrampicarsi sulle montagne ma funziona. Con me funziona.

Cose che ho imparato a questo giro:

- si può fare doccia e bucato in un colpo solo buttandosi vestiti sotto la doccia

- mai indossare una maglietta arancione se pensi di finire in una fotografia perché sminchia tutto

- il phon vero si trova solo negli alberghi per viandanti. Perché neanche il più disonesto se lo butterebbe nello zaino.

- entrare in un ristorante in calzini e infradito in alcuni casi suscita tenerezza

- se si cucina al forno un pesce intero bisogna assicurarsi di togliere le branchie

- il miele completamente d'acacia è trasparente. Più è opaco più le api sono buongustaie.

- "Ah, ma allora credi nella Provvidenza!" "No, credo nella carta di credito"

Persone incontrate durante il viaggio e che lo hanno reso più interessante e divertente: Antonio, Davide, Enrico, Roberta; la traduttrice tedesca che accompagnava un gruppo di tedeschi talmente gradevoli che lei era ben decisa a prendere la cittadinanza italiana: il frate dell'Abbazia di San Miniato al Monte. Menzione speciale per Angela, compagna di viaggio perfetta: incapace di scoraggiarsi o di lamentarsi, campionessa mondiale di entusiasmo, imbattibile nella capacità di trovare i lati positivi di qualsiasi situazione.

Numeri utili.

- Tappe: 6

- Chilometri: 152

- Guadagno di quota complessivo : 5310 metri

- Peso dello zaino: 8 kg esclusa l'acqua

- Famigliari in difficoltà per l'assenza di una donna per una settimana: 0. Franca QDR

 

 

FESTA DEI QDR 2020 - QUELLI DEI RINGRAZIAMENTI

 

Per me comunque domenica scorsa è stata una festa, la nostra festa di fine anno 2020, anomala come anomalo è stato quest’anno, strana, fuggente, umida, nebbiosa … all’inizio, quando è anche arrivata un’auto dei vigili di Rozzano ho, penso tutti, abbiamo pensato a qualche “soffiata” che avesse tradito la nostra innocente riunione carbonara (non la pasta alla carbonara, intendo la Carboneria); per fortuna “tutto è bene quel che finisce bene” per dirla alla Nick Carter ed abbiamo potuto ricomporci, distanziandoci come da DPCM, chi col braccio chi con l’ombrello, per procedere alla rituale foto di gruppo (ora occorre il grandangolo a causa del distanziamento). La riunione è durata giusto il tempo dei saluti e delle foto, perché poi corridori e camminatori ci siamo subito divisi, vuoi per il ritmo di ogni gruppo e vuoi per le inversioni dei percorsi. Dal Parco Due alla Piazza del Comune, dal Parco Uno a Rozzano Vecchio, dal parco delle Rogge (dove ci incrociamo con i corridori) alla Cascina Torriggio, dal Parco dei Fontanili di nuovo al Parco Due … percorso millimetrato da Emilio, con il solito grande impegno con cui tiene insieme questo gruppo. Il meteo ci ha graziato, solo negli ultimi spiccioli della nostra camminata una leggera pioggia ci ha inumidito: ma il gruppetto compatto e distanziato ha baldanzosamente concluso la sua missione; Gianna, Mari, Oriana, Renato, Rino e il sottoscritto, parlando parlando, hanno coperto i 10km. abbondanti (Rino e Mari di più) con orgoglioso spirito qudierresco, sognando quando si potrà tornare alle nostre tapasciate (speriamo di non essere troppo vecchi però, chissà fra quanto …). Ora vorrei concludere questo scritto con un grazie a tutti i QDR, presenti e assenti, perché anche senza salatini, torte, panettoni, spumante, vino (e comunque alla fine si sarebbe bagnato tutto), ci siamo ritrovati ed abbiamo fatto la nostra festa (per me è stato così), e con i tempi che corrono “putost che nient, l’è mei putost”.  Con piacere ho rivisto molti di voi, chi ha potuto venire per correre, chi è venuto solo per salutare, anche da lontano, chi non ha potuto venire, ma è stato presente con messaggi o anche solo col pensiero … ringrazio tutti e vi abbraccio forte forte, ri-augurandovi tanti auguri di Buone Feste.

E come concludeva il grande Presidente Pertini  “Viva l’Italia, viva la Repubblica” e quindi “VIVA I QDR” !.

Gianni QDR - The President.

 

P.S. Ricurdeves, se volete, le foto del giorno di Natale su WhatsApp, così intasiamo il cellulare di Emilio e diventa matto a metterle poi nel sito.

P.P.S. Ovviamente è scontato ma necessario, ringraziare Emilio per tutto quello che fa per il gruppo, anche se da 11 mesi ha perso il lavoro delle liste e le iscrizioni di gruppo, e raccogliere i soldi.

P.P.P.S  Quest’anno vi è andata bene … né il cassiere, né il segretario, né il presidente vi hanno chiesto soldi per il rinnovo della fantomatica iscrizione ai QDR … ma al prossimo giro si raddoppia….

 

GLI AUGURI DI NATALE DEL PRESIDENTE

 

In questi giorni ci manca la nostra festa, gran finale di un anno di tapasciate (e ben altro, per i nostri “competitivi”): quando preparavamo torte, focacce, pizze, nervetti (con e senza cipolle), affettavamo salami e formaggi, torte salate e frittate, patatine e pop-corn, stappando prosecco e bottiglie di vino, bottino di gruppo alle corse, quando ci trovavamo “assembrati” ed urlanti, gaudenti podisti epicurei, a consegnare magari qualche nuova maglietta QDR … e ci mancano le domeniche mattine, quelle che hanno fatto parte della mia vita da oltre 40 anni, col freddo ed il buio, col caldo e l’afa, e il calendario che a inizio anno preparavamo per tutte le domeniche a venire, ferie incluse, e le scarpe da pulire, e l’abbigliamento da preparare il sabato (certo le scarpe e tutto il resto ci sono anche ora quando si va a correre – per chi ci va – ma vuoi mettere il rito del sabato sera per la tapasciata della domenica? E la mia “vestizione del torero” – come diceva il mio mentore podista Marietto 40 anni fa- dove la mettiamo?). A guardare indietro, da quando è iniziata questa “cosa”, è strana la combinazione che la nostra ultima tapasciata ufficiale risalga al 16 febbraio, a Bergamo, il Trittico delle Tartarughe e giornata completa a Bergamo, podismo, cucina e arte…..come se avessimo dovuto fare il pieno di qualcosa che poi ci sarebbe mancato per molto tempo e proprio in una delle città simbolo che sono state più colpite. Chissà quando e soprattutto se potremo ritornare a queste giornate, chissà quando torneremo “a riveder le stelle”. Ma di certo nulla sarà più come prima perché questa pandemia ci ha fatto anche invecchiare più di quanto tempo non sia passato e ancora ne passerà, di certo; in questi mesi di stop delle tapasciate, con il vuoto delle nostre cronache che Emilio pubblica sul sito, è per me curioso che, rivangando tra i miei ricordi podistici, l’ultima mia “cronaca” risalga a maggio 2019, dedicata ad Alvaro per la corsa a Brendola, il suo paese, quando noi QDR ci siamo spostati “in massa” per omaggiare la memoria del nostro amico che era corso avanti, troppo avanti: è come se, dopo avergli dedicato quel pensiero, non avessi più voglia di far leggere quello che scrivevo per me. Questo 2020 è stato sicuramente uno spartiacque: c’è stato un prima e ci sarà un dopo che non sappiamo come ci cambierà, ma di certo ci ha già cambiato e non potrà non cambiarci ancora in un futuro.

I nostri vecchi, quelli che stanno ancora resistendo e che hanno vissuto la guerra da ragazzi, e che abbiamo ancora la fortuna di avere vicino, ci dicono che questa “pestilenza” è peggiore del periodo bellico: là sapevano chi era il nemico, qui non lo sappiamo. Ma la cosa importante è che noi stessi non si diventi il “nemico” di noi stessi con comportamenti menefreghisti: pensare di tutelare noi stessi vuol dire tutelare anche gli altri. Convengo che quello che ho scritto non è che ti tiri su il morale, ma è il riassunto di questi mesi, almeno di come li stiamo vivendo: però non voglio finire questo triste corollario con ulteriori lacrime, anzi: pensiamo già a preparare la nostra prossima festa, quando saremo tutti adulti e vaccinati (sperem), cominciamo già a pensare a cosa cucinare, a cosa affettare, a cosa stappare, perché prima o poi torneremo a raggrupparci alla nostre tapasciate o seduti a tavola, perché poi non saremo più Quelli di Rozzano, ma Quelli della Rinascita. Dai, ce la possiamo fare, ce la dobbiamo fare. Un caro, più caro del solito quest’anno, augurio di Buone Feste a tutti voi QDR e famiglie, che possiate essere più vicini possibile, ma con prudenza.

Gianni QDR - The President.

 

P.S. Ma visto che non abbiamo potuto vederci e fotografarci alla nostra festa, perché il giorno di Natale non ci scambiamo le nostre foto in famiglia su Whatsapp QDR NEWS o QDR SOLO URGENZE?

 

 

PAOLO ROSSI

 

La radiosveglia parte alle sette in punto e con gli occhi ancora chiusi riconosco la radiocronaca di Nando Martellini della partita Brasile – Italia, mondiali 1982, e i gol di Paolo Rossi. La prima cosa che ho pensato è a quelle trasmissioni radiofoniche che raccontano di fatti accaduti nel passato, calcio e non solo. Ma bastano pochi secondi per capire che non è quello che pensavo. Sotto le coperte resto ad ascoltare e la mente vola via subito a quell’estate del 1982.

Cosa facevo? Dove ero? Come la musica che ti trasporta immediatamente nel tempo, così lo sono anche le vicende umane tristi o felici che siano. Lentamente mi alzo e inizio a prepararmi per la ormai abituale corsetta mattutina. La radio, qualsiasi programma ascolti, da evidenza di questa triste fine. Sono fuori ed inizio la mia corsetta, i pensieri che mi tengono compagnia corrono lontano, a quell’estate.

Londra, Courtfield gardens, palazzina di 4 piani. Piano terreno e primo abitato da arabi. Una porta che si chiude, poi secondo terzo e quarto abitato da italiani. Due bagni sulle scale, il primo al terreno utilizzato dagli arabi, il secondo situato al secondo piano, utilizzato dagli italiani. Non c’era molta sintonia tra noi italiani e gli arabi. Ricordo che ogni volta che entravamo a casa passavamo davanti alla stanza degli arabi, la porta sempre aperta. Notavamo che regolarmente erano sempre seduti per terra e le sedie erano sopra i letti. Strana gente pensavamo.

Tutte le stanze erano dotate di confort. Angolo cucina dentro un armadio, contatore a monete per gas e luce. Tenevamo un piccolo barattolo con le monete pronte all’utilizzo, perché luce e gas non ti avvisano quando stanno per terminare. Televisore, ogni camera ne aveva uno, moquette ovunque, e bagno in comune.

Argentina – Italia, guardo la partita senza molta speranza sull’esito finale. Nessun altro mi tiene compagnia. La sera mi chiedono come è finita. Bene, ma la prossima è con il Brasile. Quel pomeriggio assieme a me la guardano Paola e la Ciaciotta, una carissima amica italiana nostra vicina di stanza. Provate a immaginare una Mery Poppins in versione punk. Come è finita, lo sappiamo tutti. Ricordo che nell’euforia generale diedi uno scappellotto sul sedere alla Ciaciotta. A questo punto è d’obbligo assistere all’incontro con la Polonia e anche qui sappiamo come finì. Resta da vedere come andrà a finire la finale con la Germania. Tutti noi italiani ora siamo presenti. Occupiamo la stanza più grande. Abbiamo vinto. Dobbiamo fare festa. Dove andiamo? Piccadilly Circus. Via di corsa giù dalle scale, ci raduniamo in strada a festeggiare. In strada ci sono anche gli arabi, anche loro avevano guardato la partita. Ci salutavano, erano felici come noi e volevano fare festa. Strano come lo sport e il calcio in particolare, cancelli in un attimo tutti i pregiudizi e le differenze. Via verso la metropolitana. Gloucester Road, nella banchina nessun segno di italiani in festa. Entriamo nella carrozza e incontriamo due tedeschi. Subito si inizia una allegra e divertente discussione. I tedeschi dicevano che eravamo stai fortunati, ovviamente noi non la pensavamo così. Fermata di Piccadilly Circus, sia noi che i tedeschi usciamo dalla carrozza continuando a sfotterci. Improvvisamente come d’incanto, da tutte le carrozze uscivano orde di italiani urlanti e i nostri due tedeschi sono scomparsi.

La piazza era uno stadio in festa, un corteo si dirigeva verso Trafalgar Square, bagno nella fontana praticamente obbligatorio, e il corteo continua verso Leicester Square. Qui decido di telefonare in Italia, Parlo con mia madre, che mi racconta cosa stava succedendo a Cesano Boscone. Passione per il pallone, uguale a zero, non riusciva a capacitarsi, ma era comunque felice.

Torna la mente al presente e mi accorgo che continuo a correre, e lentamente mi dirigo verso casa. Come detto, i fatti della vita ti portano a volte a viaggiare con la mente. Molti di noi in questo triste lungo periodo hanno avuto lutti, a volte per naturale fine della vita, a volte invece rapita da un infame virus. In ogni caso abbiamo ripercorso mentalmente le nostre vite. Al fine leggendo il cellulare, una bella notizia, che ci fa correre in un attimo nel futuro. Sara che aspetta un bambino, Manuela che diventerà nonna. La vita continua e merita di essere vissuta. Un abbraccio.

Lamberto QDR

 

 

COSA FARE SE NON DORMI

 

Capita che una notte non riesci a dormire, ti giri e rigiri nel letto ma non c’è verso, gli occhi sono spalancati. Saranno le grappe che ho bevuto o quello che ho mangiato ieri sera era forse pesante? Suona la sveglia alle sei. Finalmente. Ma non è per me, è Paola che si alza per andare a lavorare. Mi alzo anche io e inizio a prepararmi. “Cosa fai?” “Non riesco a dormire, vengo con te a lavoro e poi ritorno a casa correndo”. Non serve risposta, lo sguardo e il silenzio sono più che sufficienti.

Il viaggio in auto fino in stazione Centrale osservando la città che lentamente inizia a svegliarsi.

Ore sette meno cinque, In Via Vittor Pisani è ancora notte. Torno facendo il tragitto più breve? Nooo. Già che ci sono facciamo un giretto e osserviamo la Milano da bere che si risveglia. E poi devo accertarmi che tutti i milanesi vadano a lavorare, sennò chi mi paga la pensione? Quindi inizio passando per piazza Gae Aulentis e il bosco verticale. Poi giù in corso Como, corso Garibaldi, piazza San Marco, Brera, Piazza della Scala e il Duomo. Già che ci siamo perché non andare verso Corso Vittorio Emanuele, San Babila, corso Venezia e via della Spiga. E ora? Via Montenapoleone, poi torno in Brera e punto al Castello Sforzesco, il parco Sempione. Perché non passare in Santa Maria delle Grazie e via verso corso Vercelli, piazza Wagner e piazza Piemonte. Poi via Sardegna e lentamente verso la periferia. Piazza Tripoli, Bande Nere, Bisceglie e infine Cesano Boscone. Alla fine sono 19 i km ...zzo fai Lambe, mi deludi. Già che c’eri potevi fare qualcosa in più.

Un abbraccio e … buona pasqua a tutti.

Lamberto QDR

 

 

# Ricorderemo volentieri

CHIVASSO - 11 OTTOBRE

TRAIL DELLE COLLINE

Sono sveglio dalle 4:30 ma oggi è stata una giornata super ... bellissime notizie mi hanno riempito il cuore ... il divertimento è stato top e contentissimo di aver rivisto vecchi amici ... la gara è andata benissimo. 28 km in 3:11 avrei firmato con 1200 m d+ ... senza aver integrato ... solo con sana coca cola ... ottimo per oggi sono soddisfattissimo ... only #lonepeak4. Domenico QDR

 

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